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martedì 31 ottobre 2017

Il Grande Incendio di Yellowstone del 1988


Le immagini di questi giorni sugli incendi nel mio Canavese e nel resto del Piemonte creano tristezza e rabbia.
Preferisco non pensare alle cause che hanno portato a questi incendi - io non ho paura degli incendi dolosi, ma temo l'incuria, la stupidità e l'indifferenza dei molti che frequentano montagne e boschi lasciando rifiuti di ogni genere e di certo trascurando gli effetti di fiamme libere o di fuochi di sterpaglie lasciati senza controllo - e voglio pensare a quanto accadde nel 1988 nel Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti.

L'incendio ebbe inizio per cause naturali nel mese di giugno 1988 e si protrasse per settimane e mesi. Quella fu l’estate più secca da oltre un secolo e i venti impetuosi alimentarono gli incendi che si propagarono in maniera incontrollata.
Le autorità del parco presero una decisione drastica: lasciar fare alla Natura, limitandosi a proteggere i pochi esseri umani, mentre gli animali dovettero cavarsela da soli. 

Quell'incendio durò per due interminabili mesi e fu il più grave nella storia del parco: andarono in fumo 3200 Km quadrati di foreste, pari al 36% dell'intero parco.
3200 Kmq sono un'area enorme, sono 320mila ettari, un paio di ordini di grandezza più grandi degli incendi in Piemonte in questo ottobre 2017.

Ma quell'incendio ebbe grandi effetti: cambiò le regole sul controllo del parco e ringiovanì il parco stesso che, come una fenice, rinacque più forte e rigoglioso.

Vorrei che questo capitasse anche sulle nostre montagne, sperando che non sia solamente una pia illusione.

(L'immagine in alto non è mia, è tratta dal web ed è stata scattata nell'ottobre del 2017 a Mompantero in Valsusa)



sabato 11 marzo 2017

Stefano Bonaccini: Si va verso lo stralcio del piano di abbattimento dei lupi


Trovano ulteriori conferme le notizie riportate il mese scorso.
Secondo quanto dichiarato da Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni, le uccisioni controllate saranno quasi certamente stralciate dal Piano di conservazione e gestione del lupo che sarà deciso nella riunione Stato - Regioni del prossimo 30 marzo.

Vedremo chi la spunterà, i 'licomaniaci' o i 'naturalisti cacciatori'.

martedì 7 febbraio 2017

Alplinks, Sette Domande


Il previsto collegamento in funivia tra il Colle Cime Bianche e Frachey per unire il comprensorio di Cervinia-Zermatt con quello del MonterosaSki (Ayas-Gressoney-Alagna) è ormai ai nastri di partenza: il progetto è stato definito. Rimane lo scoglio del finanziamento sul quale il consiglio regionale della Valle d'Aosta esprimerà a breve il proprio giudizio.

Io ho alcune domande e perplessità sul progetto, eccole elencate per punti:
  1. I costi: si parla di 60/65 milioni di euro per la realizzazione di un doppio tratto funiviario di tipo 3S (a tripla fune, con doppio cavo portante e uno traente) che trasporterà fino a 6000 persone l'ora collegando Colle Cime Bianche a Frachey. Non ho ovviamente argomenti per contestare questa stima, ma il dubbio rimane: Il budget di spesa sarà rispettato?
  2. Le opportunità di un tale collegamento: Per chi arriva in valle da fuori regione salire a Frachey invece che a Cervinia comporta un risparmio di 12 km, non esiste il rischio che Frachey si trasformi in parcheggio per chi vuole salire a Cime Bianche o Cervinia?
  3. L'impatto su Cervinia: si discute di come il progetto sia un'opportunità per aumentare l'appeal della regione valle d'Aosta, in particolare per Cervinia. In ragione del punto precedente non esiste il rischio che Cervinia sia invece svalutata da tale collegamento? In fondo si tratta di una delle cittadine alpine più brutte che io conosca e che vive della sua posizione rispetto al Cervino e alle piste da discesa e non ha, oggettivamente, molto di più da offrire, sopratutto in inverno. La possibilità di salire al Cervino per un percorso alternativo non potrebbe avere impatto negativo sulla cittadina?
  4. L'impatto sulla Valtournenche: quali saranno gli impatti sulle stazioni minori della Valtournenche? mi riferisco a Torgnon e Chamois con le loro belle piste.
  5. L'impatto del doppio tratto funiviario sul Vallone di Courtod: il progetto è mastodontico con un pilone installato ogni chilometro per coprire il tratto Frachey - Colle Cime Bianche, in una delle aree più incontaminate della Val d'Ayas.
  6. Una pista di rientro? non ho capito se il progetto contempla anche delle piste nel vallone di Courtod, che comporterebbe uno scempio della valle, con grave danno anche economico sull'escursionismo estivo
  7. L'esempio di Zermatt: Località piccola con appeal molto superiore a quello di Cervinia. A Zermatt non si sale in auto, i collegamenti sono solo via treno. A Zermatt si trova un bel museo del Cervino ed un sacco di attrattive che mancano a Cervinia. Perchè non trarre spunto dagli svizzeri?

venerdì 3 febbraio 2017

Alplinks, "Le opportunità non hanno confini" (e la montagna?)


Oggi voglio spendere due parole su un progetto controverso che sta prendendo piede nella mia valle di adozione.
Mi riferisco al progetto Alplinks che prevede la creazione di un grande comprensorio turistico/sciistico, con estensione degli attuali collegamenti in funivia per interconnettere gli impianti in Val d'Ayas con quelli in Valtournenche.

Con questo nuovo collegamento nascerebbe dunque un unico comprensorio sciistico transfrontaliero di oltre 500 Km (si dice 549) che andrebbe ad unire gli attuali comprensori di Zermatt e Valtournenche con quello della Val d’Ayas, già collegato con il Monterosa Ski (Gressoney) e con Alagna Valsesia.

Dal Matterhorn/Cervino al Monterosa dunque. Nasce il terzo polo sciistico mondiale si dice.

Non voglio porre l’accento sui costi (50/60 milioni si dice, una cifra che una valle ricca può senz’altro permettersi), ma sugli impatti sulle valli.

Gli interessi in gioco sono notevoli e i partner del progetto parecchi (in Italia i comuni della Valtournenche e quelli di Ayas e Gressoney La Trinite' e Gressoney Saint Jean, e Alagna in Valsesia, oltre a Zermatt per la Svizzera). Si parla di creazione di una società ad hoc (una "New Co") con partecipazione dei partner coinvolti (Zermatt, Cervinia, Monterosa).

Il concetto di base è semplice (e pure condivisibile): in un contesto di mutamento climatico evidente e dove ulteriori mutamenti sono attesi nei prossimi decenni come è possibile continuare a mantenere attiva e proficua l’industria del turismo invernale legata allo sci da discesa? Semplice: andando sempre più in alto (in quota). Il che implica estendere l’area coinvolta creando un unico comprensorio Zermatt-Valtournenche-Val d’Ayas-Lys e finanche la Valsesia.

Lo scenario è dunque quello indicato nella figura:

Lo scenario di collegamento inter-vallivo di riferimento.
In rosso il collegamento che si intende realizzare per collegare la Val d'Ayas con la Valtournenche.
Fonte: "Analisi delle condizioni nivo-glacio-meteorologiche (Pdf)" disponibile al sito alplinks2014.it
Un altro dettaglio dell'area (fonte: La Stampa)

Il progetto prevede un collegamento in funivia dal colle Cime Bianche (in Valtournenche) fino a Frachey, in Val d'Ayas per innestarsi all'esistente collegamento che unisce le valli Ayas-Lys-Sesia.
Il progetto è di una funivia di ben otto chilometri divisa in due tronconi di 4 km lungo il vallone del Courtod che ora ha soltanto pascoli, alpeggi, morene, laghi, lingue glaciali e picchi. La funivia sarebbe del tipo 3S (trifune) quella in grado di trasportare fino a 35 persone su ciascuna gondola (capienza oraria di circa 6000 persone, come riportato sul sito dell'azienda Leitner). La stazione intermedia è necessaria perché le campate non possono superare i 4 chilometri. Nella parte alta del Courtod, verso il Colle Superiore delle Cime Bianche sarebbero costruiti quattro piloni.

La stazione di monte della funivia del tipo 3S di Kitzbuehel (Fonte skiforum.it). Sul Courtod potremmo aspettarci qualcosa di simile?
Bello vero?
Per lo sciatore casuale può darsi (si passerebbe la giornata in funivia, che sciata!),  ma a mio avviso uno sviluppo sostenibile mal si adatta agli interessi in gioco che sono notevoli e molteplici  (e sbandierati ai locali a cui è stato sottoposto il processo...)

Senza essere necessariamente dei NIMB, mi viene da pensare agli impatti sul tratto tra Frachey e Cime Bianche. Non una scelta semplice, specie se, come personalmente temo accadrà, alla funivia sarà associata una pista che dovrebbe essere realizzata sventrando il vallone.

E i tempi?
sembrano maturi purtroppo, nei primi mesi del 2017 è prevista da parte della giunta regionale una relazione sulla situazione tecnico, economica e finanziaria sulla proposta di collegamento indicata. Se tutto 'procede' nell'inverno 2020 avremo una nuova 'opportunità'!

Personalmente ho un sacco di dubbi e alcune domande sulle conseguenze del progetto, ne parlo in un articolo dedicato.
 

giovedì 2 febbraio 2017

Ancora sulla Caccia al Lupo



Buone notizie sul fronte lupo!

Pare proprio che il lupo possa dormire sonni tranquilli. Secondo le ultime notizie che arrivano dagli organi di stampa è stata rinviata la decisione della Conferenza Stato Regioni.

Questa mattina il leader dei governatori, Stefano Bonaccini (Presidente della Regione Emilia-Romagna nonché Presidente della Conferenza delle Regioni.), ha incontrato una delegazione delle associazioni degli ambientalisti e degli animalisti contrari al piano. 

Sta emergendo la volontà di rinviare l'approvazione del piano sugli abbattimenti programmati dei lupi, come già anticipato nei giorni scorsi quando Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, si era schierato per il no alla caccia.

mercoledì 1 febbraio 2017

Caccia al lupo, per ora no in Piemonte


Ecco cosa ha scritto ieri Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte, circa la delibera sul piano di protezione e gestione del lupo:

"Poco fa ho incontrato alcuni rappresentati dei comitati a difesa del #lupo, che da giorni chiedono la revisione del Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, la cui approvazione era inizialmente prevista per il 2 febbraio. Il nostro assessore all'Ambiente Alberto Valmaggia mi ha poi informato che dopo lunga discussione il documento è stato approvato, salvo il punto relativo all'abbattimento selettivo dei lupi, che sarà oggetto di un approfondimento politico nelle prossime settimane. Personalmente ritengo che, compatibilmente con le esigenze di sicurezza delle nostre comunità, i lupi siano un patrimonio naturale e anche culturale di tutto il paese, e come tali vadano protetti e salvaguardati."

In Piemonte la caccia al lupo rimarrà dunque, per il momento, un vile atto di bracconaggio.

lunedì 30 gennaio 2017

Caccia al lupo oppure no?


Secondo quanto riportato dagli organi di stampa la caccia al lupo, animale protetto, torna ad essere una pratica legale in Italia.

Sul sito web del ministero dell'ambiente viene riportato:

“Domani [ovvero il 24 gennaio 2017] arriva in Conferenza Stato-Regioni, per un confronto di ordine tecnico, il Piano di conservazione e gestione per il lupo in Italia. La sua redazione ha coinvolto oltre 70 tra i massimi esperti dell’argomento, oltre all’Istituto per la Protezione Ambientale (ISPRA) e i maggiori portatori d’interessi. Il piano, che prevede 22 azioni di conservazione della specie, affronta anche il tema nodale della risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività dell’uomo, nel pieno rispetto della normativa comunitaria e di quella nazionale. Proprio a questo scopo il testo concede in casi eccezionali la possibilità di attivare deroghe al divieto di rimozione di singoli esemplari di lupi, già prevista dalle norme italiane ed europee, avviando un percorso strettamente regolamentato e caratterizzato da rigorose azioni di prevenzione. Non esiste dunque nel piano alcuna ‘caccia al lupo’ indiscriminata, come paventato da alcune associazioni, ma di un insieme di azioni coerenti sotto il profilo scientifico mirate a migliorare lo stato di conservazione della specie e al contempo la pacifica convivenza con l’uomo".

Si tratta dell'agognato tentativo di trovare un equilibrio tra la naturale ripopolazione del suolo nazionale da parte del lupo e le necessità di chi nello stesso territorio ci vive e sviluppa un'attività produttiva potenzialmente danneggiata dal ritorno del lupo ('conflitti con le attività dell’uomo').

Il testo concede, solamente in casi eccezionali, la possibilità di abbattimenti selettivi ('avviando un percorso strettamente regolamentato e caratterizzato da rigorose azioni di prevenzione').

Ma quanti sono veramente i lupi in Italia? secondo quanto riportato su Nationalgeographic.it si parla di circa 1800 lupi nel periodo 2009-2013, altri fonti parlano, per il 2015-2016 di oltre 2000 esemplari in tutto il territorio nazionale.

Sono scettico sulla necessità di limitare il numero dei lupi e sui metodi proposti per farlo. A mio modesto modo di vedere aumenterà solamente il bracconaggio, specie in quelle regioni delle Alpi dove il predatore è tornato da poco.

martedì 24 gennaio 2017

Lupi Linci e Gipeti Ripopolano le Alpi?


Lentamente alcuni animali scomparsi dall'arco alpino nei secoli scorsi stanno ritornando a popolare quelle nicchie ecologiche in cui vivevano in passato.
Si tratta di animali predatori, come il lupo e la lince, o necrofagi come il gipeto, e sono animali di medie o grandi dimensioni accolti con favore da molte persone, ma creano molta apprensione (ingiustificata!) in molti altri.
Si tratta di animali che in passato erano parte dell'ecosistema alpino e quindi non si deve parlare di invasione, ma di ritorno in un habitat preesistente anche se le numerosità degli esemplari varia a seconda della specie.

Il lupo è ormai una realtà per la montagna italiana con oltre un migliaio di esemplari presenti. La colonizzazione spontanea della dorsale appenninica si è completata negli ultimi cinquant'anni e ora l'avanzata continua sull'arco alpino a partire dalle Alpi Marittime (a Entracque, in provincia di Cuneo, esiste un centro visitatori dedicato ai lupi chiamato Uomini e Lupi).
Sulle Alpi Graie il lupo è in Val Soana, in Piemonte, nel pieno del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Per maggiori dettagli potete leggere questo post.
Si tratta di un ritorno avvenuto naturalmente, ovvero per colonizzazione progressiva delle valle con esemplari provenienti dal sud. L'intervento umano non centra quindi.
Si possono comprendere certe paure ataviche verso un predatore apicale come il lupo e sicuramente i media contribuiscono ad alimentare queste fobie, ma la speranza è che prevalga il buon senso e non si finisca per attribuire al lupo qualsiasi 'colpa'.

fonte: improntaunika.it

Eppure il ritorno è contestato: molti di noi accolgono con favore il RITORNO (non invasione) di un predatore in un ambiente di cui in origine era parte integrante, ma altri sono contrari del lupo per vari motivi. 
In alcuni prevale la paura di un predatore visto come famelico e mangia-uomini (un falso mito derivato da un substrato culturale antico e spesso distorto nella visione moderna), e non mancano coloro che percepiscono il lupo come elemento negativo che sovverte l'ordine naturale delle cose: i cacciatori ("naturalisti cacciatori"), i bracconieri e tutti coloro che condannano il ritorno del feroce predatore perché "distrugge la fauna".
Il ritorno del lupo preoccupa e indigna, ma cosa dire allora dell'introduzione illegale, nei decenni scorsi, dei cinghiali per il crudele sollazzo venatorio di certuni?

Quello che vorrei evidenziare è un approccio ‘equilibrato’ del ritorno del lupo: torna il predatore, ed è un passo verso un riequilibrio dell'ambiente naturale, ma il contesto rimane quello di un mondo alpino fortemente antropizzato dove la presenza umana è molto forte e ben difficilmente la coesistenza uomo e lupo può realizzarsi senza una presa di coscienza del primo (l'uomo, il predatore dotato, in molti casi, anche di intelligenza).
Il lupo, come predatore, è in concorrenza con noi (predatori per eccellenza) e dobbiamo trovare un modo per convivere con esso. 
Senz'altro chi ancora vive di pastorizia allo stato brado può subire dei danni dal ritorno del lupo. Credo che nelle comunità montane qualche meccanismo di rimborso sia già previsto. Poi il discorso è sempre quello di un atto di civiltà e rispetto: se per ogni agnello dilaniato dai lupi si chiedono danni per dieci pecore... (homo homini lupus? sto divagando)

Un altro felice ritorno è quello del gipeto, (maggiori dettagli a questo link) scomparso dal Parco Nazionale del Gran Paradiso agli inizi del XX secolo,  è tornato a volare nelle nostre valli grazie ad un progetto internazionale che negli ultimi decenni ne ha promosso la reintroduzione in tutto l'arco alpino.

Il gipeto è noto anche come avvoltoio degli agnelli per un antico ed errato pregiudizio riguardo la sua alimentazione, come altri avvoltoi il gipeto è infatti un necrofago e si nutre principalmente di carcasse di animali morti, in particolare delle ossa e del midollo osseo e in nessun caso si nutrirà di agnelli vivi predati sui pascoli e non li ucciderà per cibarsi delle ossa.
Inutile dire che viene percepito da alcuni, alla stregua del lupo, come un animale feroce o comunque pericoloso perché si ciba degli animali al pascolo, una falsità dura a morire. Ribadisco ancora che questo avvoltoio non ucciderà mai agnelli e capretti al pascolo, si limiterà eventualmente a nutrirsi delle carcasse.

Gli esemplari reintrodotti nelle Alpi (in Francia, Italia, Svizzera e Austria) negli ultimi decenni sono stati oltre un centinaio e attualmente una piccola popolazione vive stabilmente sull'arco alpino, Il gipeto rimane comunque un animale molto raro sulle Alpi e per questo motivo ogni nuovo nato della specie è un lieto evento che va festeggiato.

fonte: nationalgeographic.it

Anche la lince sembrerebbe tornata (anche se il suo ritorno si riferisce a numeri esigui, leggete per maggiori informazioni questo articolo). Questo felino vive solitamente nelle regioni boschive e su territori rocciosi dove trova più facilmente rifugio durante l'inverno e per l'accudimento dei cuccioli, ma utilizza anche gli spazi aperti oltre il limite della vegetazione arborea.
La lince è un bel gattone, con una lunghezza che varia da 80 fino a 150 cm e un'altezza al garrese di 55-70 cm; Pesa dai 25 ai 33 kg, ma sono noti esemplari di particolare grandezza che arrivano ai 40 kg.

Il colore del pelo è variabile: da un grigio scuro uniforme ad un bruno rossiccio, con macchie evidenti. Caratteristici sono i ciuffi di pelo a lato del muso sulle guance e i due ciuffi di pelo di colore scuro lunghi 4–5 cm sull'estremità delle orecchie.

La lince preda principalmente animali di piccole o medie dimensioni come lepri, conigli, giovani cinghiali (i sacri animali tanto cari ai cacciatori naturalisti!), piccoli roditori, volpi, uccelli e possono essere predati pecore, capre oltre a cani e gatti randagi.

E infine la domanda che molti si pongono: si tratta di un animale pericoloso per l'uomo? assolutamente no, essendo un predatore schivo e innocuo che evita l'uomo.

Secondo quanto riportato dal PNGP: "La presenza della lince nel Parco è ancora oggi dubbia. Si sono susseguite nel tempo osservazioni, dirette e indirette, ma, in mancanza di specifici progetti di ricerca, risulta essere difficile stabilire l'esistenza di individui residenti nell'area protetta. D'altra parte, la territorialità stretta degli adulti e la grande dimensione degli spazi vitali (circa 200-300 km2) consente la presenza nell'intera area protetta di un massimo di due coppie di lince, la cui osservazione diventa un evento assolutamente eccezionale".

Risulta tuttavia presente nel Parco Nazionale della Vanoise confinante  con il PNGP.

venerdì 20 gennaio 2017

La Lince nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Foto di Alessio di Leo
La lince vive solitamente nelle regioni boschive. Un territorio roccioso è importante anche per poter trovare più facilmente rifugio durante l'inverno e per l'accudimento dei cuccioli, utilizza anche gli spazi aperti oltre il limite della vegetazione arborea.

Ha una lunghezza che varia da 80 fino a 150 cm con altezza al garrese di 55-70 cm; Pesa dai 25 ai 33 kg, ma sono noti esemplari di particolare grandezza che arrivano ai 40 kg.

Il colore del pelo è variabile: da un grigio scuro uniforme ad un bruno rossiccio, con macchie evidenti. Caratteristici sono i ciuffi di pelo a lato del muso sulle guance e i due ciuffi di pelo di colore scuro lunghi 4–5 cm sull'estremità delle orecchie.

Le zampe sono munite di unghie affilate retrattili; le zampe posteriori sono più lunghe di quelle anteriori. La lince possiede 28 denti: i quattro lunghi canini sono fondamentali per l'uccisione delle prede.

La lince preda principalmente animali di piccole o medie dimensioni come lepri, conigli, giovani cinghiali, piccoli roditori, volpi, uccelli, possono essere predati pecore, capre e cani e gatti randagi.

E infine la domanda che molti si pongono: si tratta di un animale pericoloso per l'uomo? assolutamente no, essendo un predatore schivo e innocuo.

Secondo quanto riportato dal PNGP: "La presenza della lince nel Parco è ancora oggi dubbia. Si sono susseguite nel tempo osservazioni, dirette e indirette, ma, in mancanza di specifici progetti di ricerca, risulta essere difficile stabilire l'esistenza di individui residenti nell'area protetta. D'altra parte, la territorialità stretta degli adulti e la grande dimensione degli spazi vitali (circa 200-300 km2) consente la presenza nell'intera area protetta di un massimo di due coppie di lince, la cui osservazione diventa un evento assolutamente eccezionale".

Risulta tuttavia presente nel Parco Nazionale della Vanoise confinante  con il PNGP.


Per un'indicazione più precisa del numero di linci attualmente presenti nell'arco alpino potete consultare il sito kora.ch dove viene riportato:

Nel 2011, il numero di linci nelle Alpi era stimato a 136-180 individui indipendenti distribuiti tra Francia (15-20), Italia (10-15), Svizzera (100-120), Liechtenstein (0-2), Germania (0-1), Austria (6-12) e Slovenia (5-10). 


mercoledì 21 dicembre 2016

Marmotte al Nivolet (Ceresole Reale)


Qualche foto di marmotte al risveglio primaverile.
Sono state scattate al Nivolet nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Potete ammirare anche le foto di Stambecchi e di Camosci nei due articoli dedicati.





domenica 18 dicembre 2016

Il Ritorno del Gipeto nel Parco Nazionale del Gran Paradiso


Scomparso dal Parco Nazionale del Gran Paradiso agli inizi del XX secolo, il gipeto è tornato a volare nelle nostre valli grazie ad un progetto internazionale che negli ultimi decenni ne ha promosso la reintroduzione in tutto l'arco alpino.

Il gipeto è noto anche come avvoltoio degli agnelli per un antico ed errato pregiudizio riguardo la sua alimentazione, come altri avvoltoi il gipeto è infatti un necrofago e si nutre principalmente di carcasse di animali morti, in particolare delle ossa e del midollo osseo. Il gipeto è un animale imponente (un esemplare adulto può raggiungere una lunghezza di 115 cm, con un'apertura alare di 280 cm e un peso di 7 kg) ed è l'avvoltoio europeo di maggiori dimensioni

Gli esemplari reintrodotti nelle Alpi (in Francia, Italia, Svizzera e Austria) negli ultimi decenni sono stati oltre un centinaio e attualmente una piccola popolazione vive stabilmente sull'arco alpino, Il gipeto rimane comunque un animale molto raro sulle Alpi e per questo motivo ogni nuovo nato della specie è un lieto evento che va festeggiato.

Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso gli esemplari sono attualmente 8, l'ultimo nato è una femmina di nome Vera nata nella primavera 2016 nella valle di Valnontey sopra Cogne e che ha felicemente spiccato il volo a luglio.
Come segnalato nel sito web del Parco sono attese le schiuse di altre uova in altri nidi (nel parco e nelle zone viciniori) che sono costantemente monitorati.

Segnalo infine questo interessante articolo sul Ritorno del Gipeto.

l'ultimo gipeto ucciso nel 1912 in Val di Rhemes. La foto è tratta dal sito Wilderness Italia



martedì 13 dicembre 2016

Camosci nel Parco Nazionale del Gran Paradiso



Qualche foto di camosci ai Chiapili di Sopra, amena località nel comune di Ceresole Reale (TO) nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
In questo altro articolo trovate le foto degli stambecchi.  













venerdì 9 dicembre 2016

Stambecchi ai Chiapili di Sopra (Ceresole Reale)


Qualche foto di Stambecchi ai Chiapili di Sopra, amena località nel comune di Ceresole Reale (TO) nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Potete ammirare anche le foto dei camosci sul mio post dedicato.
Le foto sono scattate in primavera.










lunedì 28 novembre 2016

Il lupo torna nel Parco Nazionale del Gran Paradiso!!!


Il lupo è ormai una realtà per la montagna italiana con circa un migliaio di esemplari sparsi per l'Italia. La colonizzazione spontanea della dorsale appenninica si è completata negli ultimi cinquant'anni e ora l'avanzata continua sulle Alpi anche se più con fatica: Secondo quanto riferito dai media locali è tornato il lupo nella mia valle d’origine, la Val Soana, in Piemonte, nel pieno del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Si tratta di un ritorno avvenuto naturalmente, ovvero per colonizzazione progressiva delle valle con esemplari provenienti dal sud del Piemonte. L'intervento umano non centra quindi.

Si possono comprendere certe paure ataviche verso un predatore apicale come il lupo e sicuramente i media contribuiscono ad alimentare queste fobie (leggete questo articolo), ma la speranza è che prevalga il buon senso e non si finisca per attribuire al lupo qualsiasi 'colpa'.
Concludo con una riflessione personale: il ritorno del lupo preoccupa e indigna, ma cosa dire allora dell'introduzione, nei decenni scorsi, dei cinghiali per il crudele sollazzo venatorio di certuni?

Mi piacerebbe avere il parere di chi legge questo articolo, per favore lasciate i vostri commenti.

Segnalo anche un bellissimo video scovato su YouTube che vi invito a visionare in quanto estremamente illuminante.


Segnalo anche questo interessante articolo, che ben riassume i problemi del lupo in Italia e questo breve riassunto delle caratteristiche del lupo che trovate sul sito web del PNGP.

Buona lettura!
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